(Social) Media Overload
Intro e contesto
Il 14 aprile 2026, all’interno del Bologna Book Plus, ho tenuto un intervento intitolato Media Overload, inserito nel panel “Scripta Manent – Memoria, Carta, Verità e Traduzione nell’era Digitale”.
Un momento di confronto reale su temi che oggi attraversano profondamente il mondo editoriale e culturale: la velocità dei contenuti, la responsabilità della parola scritta, il valore della selezione.
Insieme a me sul palco, professionisti di grande competenza e visione come Daniela Fava, Cristiana Paolini, Antonio Scuderi e Sara Allegrini, con i quali si è creato un dialogo autentico e necessario.
Di seguito, il testo integrale del mio intervento.
Viviamo in un’epoca in cui l’iper-presenza, il dover essere ovunque e il sentirsi chiamati a giudicare ogni cosa, è spesso sopravvalutata. Non è più, e non deve essere, una priorità. Nel contesto delle edizioni, questo approccio rischia di svuotare di significato ciò che invece dovrebbe essere costruito con attenzione, intenzione e visione.
Dobbiamo allora chiederci: cosa conta davvero? Conta la qualità, la cura, l’autenticità. Conta la capacità di selezionare, di scegliere, di esserci solo dove ha senso esserci. Rinunciare all’idea di coprire tutto non è una perdita, ma un atto di valore: significa restituire importanza a ogni singola edizione, a ogni progetto, a ogni dettaglio.
Questo principio guida anche il nostro modo di fare editoria. Quando scriviamo un articolo, non ci limitiamo a raccogliere comunicati stampa o a riportare passivamente ciò che ci viene inviato. Non inseguiamo la necessità di includere tutto, né di raccontare ogni appuntamento del mese o della stagione. Scriviamo, invece, a partire da ciò che abbiamo visto, vissuto e compreso direttamente. Il nostro è uno sguardo consapevole, un punto di vista preciso, non la somma indistinta di opinioni altrui.
In questo senso, non dobbiamo essere ovunque: dobbiamo essere veri. Ed è proprio questa autenticità che si riflette nelle edizioni, che diventano così espressione concreta di una scelta, non il risultato di una presenza diffusa ma superficiale.
C’è poi un ulteriore elemento che rafforza questa responsabilità: la natura stessa della stampa. A differenza del web, dove ogni contenuto può essere modificato, aggiornato o corretto in qualsiasi momento, ciò che viene scritto e stampato rimane. È definitivo. Questo implica una consapevolezza più profonda e una maggiore attenzione: ogni parola, ogni immagine, ogni scelta editoriale deve essere ponderata con cura, perché porterà con sé nel tempo il segno di ciò che siamo e di ciò che abbiamo deciso di rappresentare.
Per questo, scegliere di non essere ovunque diventa anche una forma di rispetto: verso il contenuto, verso chi legge e verso il valore stesso di ciò che si decide di pubblicare
Riflessione finale
È stato particolarmente significativo portare queste riflessioni davanti a un pubblico attento e partecipe, in un contesto dove il confronto non è forma, ma sostanza. Condividere il palco con professionisti di valore ha reso questo momento ancora più ricco, confermando quanto oggi sia necessario fermarsi, selezionare e restituire senso a ciò che scegliamo di dire e di pubblicare.

English version
On April 14, 2026, during Bologna Book Plus, I delivered a talk titled Media Overload, as part of the panel “Scripta Manent – Memory, Paper, Truth and Translation in the Digital Age.”
It was a moment of genuine exchange around themes that deeply affect today’s editorial and cultural landscape: the speed of content, the responsibility of the written word, and the value of selection.
Sharing the stage with highly respected professionals such as Daniela Fava, Cristiana Paolini, Antonio Scuderi, and Sara Allegrini created an authentic and meaningful dialogue.
Below is the full text of my speech.
We live in an era where hyper-presence, the need to be everywhere, and the impulse to comment on everything are often overvalued. This is no longer, and should not be, a priority. In the context of publishing, this approach risks stripping meaning from what should instead be built with care, intention, and vision.
We must then ask ourselves: what truly matters? Quality matters. Care matters. Authenticity matters. The ability to select, to choose, to be present only where it makes sense matters. Letting go of the idea of covering everything is not a loss, but an act of value: it means restoring importance to each individual edition, each project, each detail.
This principle also guides the way we approach publishing. When we write an article, we do not simply collect press releases or passively report what is sent to us. We do not chase the need to include everything, nor to cover every event of the month or the season. Instead, we write based on what we have directly seen, experienced, and understood. Ours is a conscious perspective, a precise point of view, not an indistinct sum of others’ opinions.
In this sense, we do not need to be everywhere: we need to be real. And it is precisely this authenticity that is reflected in packaging and publishing, which become a concrete expression of a choice, rather than the result of a widespread but superficial presence.
There is also another element that reinforces this responsibility: the very nature of print. Unlike the web, where content can be modified, updated, or corrected at any time, what is written and printed remains. It is definitive. This implies a deeper awareness and greater attention: every word, every image, every editorial choice must be carefully considered, because it will carry over time the mark of who we are and what we have chosen to represent.
For this reason, choosing not to be everywhere also becomes a form of respect: for the content, for the reader, and for the intrinsic value of what we decide to publish.
Final reflection
It was particularly meaningful to share these reflections with an attentive and engaged audience, in a context where dialogue is not a formality but substance. Being alongside professionals of such value made the experience even more enriching, reinforcing how essential it is today to slow down, to select, and to restore meaning to what we choose to say and publish.
Gianluca Piroli
- 15 Aprile 2026
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